Chi siamo

Note storiche


L’Istituto Comprensivo nasce nel 2008 dall’accorpamento tra la scuola media “G.Bruno” di Nola e il comprensivo “M. Fiore” della frazione di Polvica di Nola.
La Scuola Media “G. Bruno” prende il nome dall’omonimo filosofo
GIORDANO BRUNO
VITA
Giordano Bruno nacque a Nola nel 1548 ed all'età di quindici anni entrò, a Napoli, nell'ordine domenicano, che fu però costretto ad abbandonare dopo una decina di anni a causa di un'accusa di eresia.
Peregrinò per un primo periodo in Italia, rifugiandosi successivamente a Ginevra, dove si avvicinò per qualche tempo alla dottrina calvinista. Non tollerando il regime teocratico imperante in questa città, si recò successivamente a Parigi, dandosi all'insegnamento dell'astronomia e della filosofia.
Nel 1583, si stabilì a Londra, al seguito dell'ambasciatore francese presso la corte d'Inghilterra, città in cui rimase fino al 1585 (è a questo periodo che appartiene la pubblicazione delle sue opere maggiori).
Dopo un breve ritorno a Parigi, si trasferì a Wittenberg, a Praga e a Francoforte.
Nel 1591 ritornò in Italia, a Venezia, dietro l'invito del patrizio Giovanni Moncenigo, il quale, da lì a poco, lo denunciò all'Inquisizione. Tratto in arresto sotto l'accusa di eresia, in un primo momento Bruno decise di sottomettersi all'autorità della Chiesa, ma, trasferito a Roma (1593), ricusò poi la ritrattazione delle sue dottrine. Rimasto in carcere per sette anni, venne condannato al rogo ed arso vivo il 17 febbraio del 1600 in Campo di Fiori a Roma.
PENSIERO
Nella filosofia di Bruno sono presenti spunti di tratti dal neoplatonismo, da Cusano e da Copernico. In particolare da quest'ultimo riprese la teoria eliocentrica, concependo però a differenza da questi, l'universo come infinito. Secondo Bruno, l'universo è costituito da un'infinità di mondi, i quali possono essere abitati come la
Terra. Mentre i singoli mondi sono in perpetuo divenire, l'universo nel suo complesso è invece immoto ed eterno, non avendo nulla al di fuori di sé e racchiudendo esso stesso tutto l'essere. Dio, in quanto infinito, può creare esclusivamente infinità. Nell'unità universale della causa prima divina è contratto tutto l'essere, ed in questa unità si realizza la coincidenza degli opposti, non essendo i singoli enti del mondo che la sua "esplicazione". La presenza del divino è diffusa in ogni cosa, Dio, infatti, non trascende il mondo, ma il mondo è impregnato di Dio. Nei singoli enti, peraltro, la coincidenza degli opposti va perduta, poiché in questi le potenzialità si disgregano, non essendo mai ciò che potrebbero essere e quindi risultando incompiuti, mutevoli ed effimeri.
La causa agente nella natura è l'anima del mondo. Da questa scaturisce l'intelletto universale che è il "fabbro" del mondo, che forgia la materia dall'interno, trasformandola nel molteplice naturale. La forma non è imposta alla materia dall'esterno, questa è invece contenuta nella materia ed è spinta da questa verso l'esterno. Tutto il mondo, essendo pregno di spirito, è un qualcosa di animato.
Alle opere più tarde di Bruno appartiene anche l'idea delle monadi, le quali, in quanto unità infinitesimali ed estremamente semplici, contengono l'essenza delle cose e costituiscono gli elementi fondamentali della natura.
L'intelletto dell'uomo mira, conformemente all'essenza dell'universo, alla conoscenza dell'infinito. L'infinità è il centro attorno al quale questo ruota, senza peraltro poterlo mai raggiungere. Il moto dell'intelletto è perciò sostenuto da un "eroico furore", che conduce ad una progressiva elevazione della conoscenza e che culmina nell'unità col divino. Come ciascun mondo dell'universo è al contempo centro e circonferenza, così ogni uomo è strumento dell'unico infinito che lo condiziona, ma che è a sua volta condizionato dalla realizzazione all'infinito di ciascuna potenzialità umana. L'uomo che sia di ciò cosciente può realizzare con successo le proprie capacità infinite nella creazione artistica, o nell'azione finalizzata al bene comune. Infiniti sono gli sviluppi possibili di ogni singolo uomo verso una convivenza pacifica con gli altri, se questi si pone come fine l'imitazione nel mondo dell'operare di Dio nella natura.
OPERE
- De umbris idearum (1582)
- La cena delle ceneri (1584)
- De la causa, principio e uno (1584)
- De l'infinito universo et mondi (1584)
- Spaccio della bestia trionfante (1584)
- Cabala del cavallo pegaseo (1585)
- De gli heroici furori (1585)
- De triplici minimo et mensura (1591)
- De innumeralibus, immenso et infigurabili (1591)
- Summa terminorum metaphysicorum (1595)

Il plesso “Mario Fiore”, della frazione di Polvica di Nola, nasce nel 1984 e prende il nome dal Maggiore del Genio Cav. Mario Fiore (1886-1918),
caduto a San Mauro del Montello alle ore 15 del 17 giugno 1918, nacque a Napoli il 29 dicembre 1886 .
Compiuti gli studi secondari al Liceo Vittorio Emanuele II gli parve che la palestra adatta al suo spirito precocemente disciplinato e preciso fosse la vita militare e vi si instradò per la via della Accademia militare di Torino e della Scuola di Applicazione d’ Artiglieria e Genio, dalla quale uscì tenente del 3° Reggimento Genio. Fu come suol dirsi, un ufficiale completo in ogni cosa eccellente. Allo scoppiare della guerra italo-turca, l’11 ottobre 1911 partì per Tripoli con la 9^ compagnia telegrafisti aggregata al Corpo di spedizione. In Tripolitania partecipò a vari fatti d’arma, prestando la sua opera tecnica e con decreto reale meritò l’encomio solenne “Per avere nei giorni 26 novembre e 4 dicembre 1911 ben diretto lo stendimento delle linee telefoniche nonostante il fuoco nemico”. Rimpatriato nel febbraio 1913 ritornò al suo Reggimento in Firenze, ma presto passò all’ Istituto Radiotelegrafico in Roma per perfezionarsi negli studi preferiti di Radiotelegrafista, disciplina che allora era ai primi albori. Infatti la sua opera preziosa di tecnico specifico fu richiesta ( aprile 1914 ) in Eritrea per l’impianto di stazioni radiotelegrafiche nella nostra Colonia fino ai confini con l’ Etiopia. Promosso Capitano, ritornò in patria tra i bagliori dell’incendio europeo; ma per lui non ci doveva essere riposo.
Nel maggio 1915 entrò in guerra al Comando di una sezione autoradiotelegrafica ed espletò varie e complesse mansioni di indole tecnica anche quando, promosso Maggiore, diresse l’ impianto di tutte le stazioni radiotelegrafiche della I^ Armata. E’ interessante leggere nel suo diario i continui spostamenti che lo portavano in prima linea sul Pasubio, sull’ Adamello, dovunque fossero dislocate le stazioni, radio per portare la sua competenza in quei servizi così preziosi per le informazioni e per i movimenti dell’ esercito e dove i suoi dipendenti lo aspettavano con ansia come un nume tutelare.
Nel gennaio del 1918, dopo Caporetto, gli fu affidato il Comando del 79^ Battaglione del Genio Zappatori che operava sul Fronte del Piave. Intanto si preparava l’ offensiva austriaca sul Piave. Venne così il giugno 1918. All’alba del 15 giugno il Maggiore Fiore ha l’ordine di portare il suo battaglione a protezione di un rilevato ferroviario Montebelluna – Nervesa. Colà i Genieri, trasformati in fanti, dopo tre giorni di durissima lotta nell’ infuriare della battaglia, alle ore 15 del 17 giugno videro il loro Comandante cadere colpito al cu0re una mitragliatrice nemica mentre con ultimo gesto incitava ancora i sui alla battaglia.
Così a 31 anni fu spezzata la fiorente giovinezza di Mario Fiore, ma il nemico sul
Montello fu fermato si che il 79° Battaglione Genio ebbe l’onore di essere citato nel
Bollettino di Guerra del 21 giugno 1918.
La salma del Maggiore Mario Fiore riposa nel Cimitero civile di Camalò di Povegliano
( Treviso ) dove i suoi soldati pietosamente lo deposero e dove il padre ha voluto
lasciarlo perché quello è il luogo del suo sacrificio e della sua gloria.
DOVE SIAMO
I.C. “BRUNO-FIORE”
AD INDIRIZZO INFORMATICO, LINGUISTICO, MUSICALE
Centro Territoriale Permanente per l’Educazione in Età Adulta
Via Puccini, 1 80035 Nola (NA) telefax. 081/8231301
Cf. : 92019700639 - cod. mecc. : NAMM35600L
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